Dicevamo, quel rum

Dovessi dirti, amica mia, come mi sento… ora bevo un altro rum, fumo un’altra sigaretta e ci provo, ok? Solo a te, lo dico solo a te, che non esisti. Facile, no? Non devi neanche rispondere, facile per te, nel tuo lago di nebbia e pioggia e alberi, passerelle di legno lavato dagli anni, i pesci che increspano la superficie piatta dell’acqua.

Ma io, qui, sono nel mondo reale, sai? Non posso stare sempre con te, al lago. Vado al lago. Voglio andare al lago, invece sono qui da sola a urbiacarmi senza sapere cosa ne sarà di me, aspettando un messaggio che non arriva solo per avere la possibilità di non rispondere. Quanto è patetico, no dico, quanto è patetico?

Anch’io mi odierei, se fossi in te, intrappolata in me, da quanto tempo?

E’ pure ora che impari a scrivere senza guardare la tastiera, ti pare? Sì ecco, quasi ce la faccio, questione di esercizio. Molto più comodo, cavolo, guarda un po’, come parlare da soli, quasi. Le virgole sono facili, gli accenti e gli apostrofo no. Ma per il resto sì, quasi ce la faccio.

Giorno da segnare sul calendario, inizio a scrivere senza guardare la tastiera. Ahahah

Che cazzo di depressione, guarda cosa succede a non scopare.

Dicevamo, quel rum.

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